mercoledì 11 dicembre 2013

Sesta sosta: Alter do Châo

Usciti indenni da tre giorni di navigaziome sul Rio delle Amazzoni e sopravissuti ad un attacco "indiospirata" giungiamo a Santarèm. Questa cittadina non ha nulla di speciale se non chè, in questo punto, le acque del Rio delle Amazzoni (torbide e ocra) e quelle del Rio Tapajos (suo affluente dalle acque più cristalline) si incontrano.
Quindi per noi non resta che scendere dal "Barco" e dirigerci verso Alter do Chao ridente cittadina a 30 km di distanza.
Giunti sul posto sotto il sol leone di un mezzogiorno equatoriale ci incamminiamo per le vie di questo paesino. Quí é tutto piú pulito, le case son costruite a regola d'arte e percorse alcune centinaia di metri si apre davanti a noi ció che di piú inaspettato. La giungla fitta e impenetrabile lascia il posto ad un paradiso in terra! Spiagge di sabbia finissima bianca, palme e acqua color verde cristallino. Che visione..
Il fiume in questo punto é cosi ampio che la costa opposta a malapena si scorge; la sensazione é quella di trovarsi di fronte ad un mare sconosciuto. Oltretutto in questo punto il Rio crea degli igarapé ("piccoli affluenti") che alla nostra vista sembrano dei laghi. Decidiamo che il giorno seguente la zona dovrá essere esplorata. Intanto arsi di sete e grondanti di sudore giungiamo alla nostra dimora. E quí la sorpresa é doppia. Il nostro rifugio é immerso nella natura piú selvaggia, lo stile autoctono indios é quí mantenuto e la natura esplode con tutta la sua piú pacifica potenza. Colori, piante, animali sembra un documentario. Che peccato non potersi fermare qualche giorno in piú, d'altronde chi se lo aspettava..
In questo caso le immagini son piú di mille parole e ancora, peró, non colgono l'essenza di un posto cosí magico.
Nella prima foto potete vedere una della divinitá locali....
E quí il solito video:

https://www.youtube.com/watch?v=Km5-zGovsjo&feature=youtube_gdata_player


domenica 8 dicembre 2013

Crociera sul Rio delle Amazzoni

Quando, da bambini, si pensa al Rio delle Amazzoni, si viene immediatamente trasportati in un mondo mitologico, cosí lontano da sembrare appartenere ad un altro pianeta: non é poi un idea del tutto sbagliata!
Mercoledi, ore 9: sistemiamo le nostre amache sul ponte centrale; in modo tale che siano abbastanza lontane dai bagni e dal motore; scegliamo con cura il punto preciso, la giusta distanza tra le nostre due amache, in modo che non si tocchino troppo con le altre giá appese...perfetto!
Soddisfatti spendiamo il resto della giornata ad accumulare sufficiente cibo ed acqua per tutto il viaggio.
Ore 17: torniamo al porto per imbarcarci. Carichi di zaini, zainetti, borse e borracce giá pregustiamo il relax del ciondolio dell'amaca tra un leggero venticello. Non ci serve che un'occhiata al battello, peró, per capire che di tutto si tratta meno che di tranquillita e silenzio: il ponte"amache" si é trasformato in un groviglio di reti impenetrabile. Ma siamo troppo eccitati dalla artwnza che la vista di ció che ci aspetterá la notte non scalfisce per nulla i nostri sorrisi.
Come bambini esploriamo tutto il territorio navale, e infine decidiamo di goderci, sorseggiando una gelida Schin, la partenza sul ponte superiore.
Ore 19: si parte. É giá buio. Lentamente le infinite luci di Belém lasciano posto alla totale oscuritá da cui peró si intravvedono i profili della foresta su entrambe le rive.
Sognando il Rio che ancora non ci é concesso assaporare, ci prepariamo per la notte e a questo punto la questione si fa davvero soffocante. Con circensi acrobazie riusciamo a raggiungere le nostre amache e, accolti dai sorrisi maliziosi dei nostri vicini proviamo, senza successo, a sdraiarci: impossibile! Optiamo quindi per uma soluzione"a castello": la mia amaca, piú piccola, sopra, quella di Andre sotto: cosí é meglio. (sconcertante vedere come donne, uomini, vecchi, bambini dormano completamente appiccicati tra le gomitate di quello di destra e i piedi in faccia di quello di sinistra, senza mai innervosirsi).
Il giorno seguente lo trascorriamo interamente sul ponte superiore affascinati da questo mondo tutto nuovo. Il primo tratto di navigazione viene percorso attraverso un rio che collega Belém al Rio delle Amazzoni. É proprio uno spettacolo! Un lungo nastro di acqua color ovra costeggiato da fitta foresta vergine, da cui, di quando in quando, spunta qualche palafitta: qualcuna meglio tenuta qualcuja marcia, ma tutte dotate di un piccolo molo e di una canoa in legno. Al nostro passaggio queste piccole imbarcazioni si portano al centro del fiume: sono bambini che aspettano che si butti loro un pacchetto di patatine. A volte queste canoe son dotate di motore e uncino legato ad una fune, che serve per agganciarsi alla nave in moto. Con grande agilitá una moltitudine di ragazzini salta dentro la nave. Sembra un attacco pirata d'altri tempi. Ma quá é normale e i ragazzini vengono accettati dalla gente e passano qualche miglio con noi; poi sganciano le loro barchette e tornano alle palafitte.
Seconda notte: un inferno! Nessuna possibilitá di movimento. Finché finalmente ad uno degli innumerevoli scali qualcuno scende e verso i bagni qualche posro si libera. Allora decidiamo di cambiare postazione; velocemente disfiamo i nodi e Andre, che per chi non lo sapesse vanta un 'eccelssa cariera in merito, si appresta a rifarne di nuovi. Ma mentre é intento a scegliere il migliore molti uomini, non capendo cosa significhino quei passaggi di corda si offrono per aiutarci. Li lasciamo fare e il risultato é un groppo indefinito di nodi elementari evidentemente indissolubili. Ci guardiamo e pensiamo a cosa avrebbe detto di loro Fede:"ma é stupido?".
Comunque la nuiva posizione risulta migliore e confortevole.
Venerdí é il giorno del grande Rio. Eccolo finalmente! Non avremmo mai immaginato potesse essere cosí grande, immenso. Pensate che nel punto piú largo le due sponde distano ben 45 km!
Le imbarcazioni degli Indios sono ormai sparite, anche perché si percepisce con chiarezza il disboscamento inesorabile, che strappa via ettari di foredta anche in riva al fiume, cosí le rive cedono portandosi dietro alberi, terra e ogni tanto buoi!
Il Rio ci regala di quando in quando lo spettacolo di qualche delfino...eggiá, il Rio é popolato anche da delfini sia classici grigi che i piú rari Boto, delfini rosa.
Cosí passa anche l'ultimo giorno, e sabato mattina, appena svegli, intravediamo Santarém. Scendiamo dalla nostra nave crociera, ignari di quello che ci attende.
VIDEO:
https://www.youtube.com/watch?v=ywOznTAD1Bk&feature=youtube_gdata_player

mercoledì 4 dicembre 2013

Quinta sosta: Belém

"oh povera Belém": questa per noi é la miglior descrizione.
Grande cittá del Nord con un grande passato, dovuto (agli inizzi del '900) al commercio della gomma. Si percepisce quanto questa cittá fosse bella quando si cammina per le strade; le case in stile coloniale, i grandi viali e i giardini alla parigina. Ora, peró, lasciata letteralmente marcire dall'indifferenza delle persone che ci vivono e assalita dalle migliaia di negozi e barracas destinati alla vendita delle piú futili cose. Si intravvedono di quando in quando le rotaie degli antichi tram ormai soterrate dalle soffocanti colate di catrame, le coloratissime azuleios (piastrelline che ricoprono gli edifici di origine portoghese) ora cadono inesorabilmente senza che nessuno se ne curi; ai lati delle strade tra l'asfalto e i marciapiedi, dove si intravvede l'originale lastricato, scorrono rigagnoli di acqua putrida che si trascina tutto il pattume urbano.
Noi abbiamo soggiornato le prime 2 notti in un ostello fatiscente, stipati in una cantina senza finestre, dove l'unica soluzione all'umiditá e alla soffocante calura era il condizionatore che, d'altro canto, rendeva l'ambiente piú simile ad un freezer. Questo luogo ha contribuito a renderci un'immagine ancora piú fatiscente di questa cittá. Visione che peró abbiamo dovuto modificare grazie alle notti in compagnia di balli folkloristici tipici degli indios amazzoni, ed alla successiva permanenza all Hostel Fortaleza, gestito da un giovane e stravagante tatuatore brasiliano e dalla sua ragazza francese.
L'aggettivo "fatiscente" ha quindi lasciato posto ad un piú romantico "affascinante".

martedì 3 dicembre 2013

Cena

Stasera abbiamo esagerato. Visto che a quanto pare Belèm è la capitale del cibo del "norte" siamo andati in un ristorante alla moda per non perderci nessun sapore delle loro specialità.
Menù:
-Tapioca con quejo del Parà (formaggio) e foglia di Jambu (pianta anestetica).
-Gamberetti al tucupi (?) e altro.
-Carne di pernambucco con mandioca e farofa.
-pesce locale impanato, con latte di cocco e cipolla.
-Carne in Maniçoba affumicata con maniva.
-Pato no tucupi e jambu (anatra al tucupi e foglia anestica).
-Dolce,sorbetto di cupuaçu frutto tipico amazzone con succo.
-Bottiglia di Lambrusco Italiano (il vino cileno era finito).
Giudizio: Viva l'Italia!! Ucciderei per una pizza!
P.s. Mi pizzica ancora la lingua.
N.b. Molte delle pietanze nominate potrebbero non corrispondere al nome reale. Capitemi..
E poi era tutto così salato che dopo 10 minuti avevo cosi tanta sete che mi sono calata un litro di acqua direttamente nello stomaco; non potete capire che male..però la cena in fin dei conti è stata interessante.

domenica 1 dicembre 2013

Ritorno da alcantara

Vi chiederete: "perché un post anche per il ritorno?". Perché ci capita di notare che la traversata si possa fare con dei catamarani. Mi saltano alla mente subito quei catamarani che traversano lo stretto di Messina o il Garda: possenti barche con doppio scafo da 150 persone che solitamente nei mari agitati danno meno problemi. Ne vedo anche uno al porticciolo di Alcântara tra le barchette. Bene, il prezzo é uguale, andiamo col catamarano! Attendiamo l'orario (dettato dalle maree) della partenza e ci rechiamo al porto. Lì notiamo, però, che il nome sul biglietto non coincide con quello del catamarano ancorato; ci guardiamo in torno e scopriamo che il nostro é ancorato un po'piú in là: é piccolo, a vela e ha una capienza di 20 persone!!! Proprio oggi poi tira un bel vento ed il mare é ancora piú agitato. Ne viene fuori che il mezzo é un pochino sottostimato per le condizioni del mare, le onde superano di granlunga in altezza gli scafi della barca che peró si aiuta con un motore da 40 cavalli..anzi no, non funziona piú..ooops!
Le vele in compenso fanno il loro dovere, gli scafi fendono l'acqua facendo entrare spruzzi in coperta, la gente urla dall'adrenalina (credo), il capitano é imperterrito, e un'anziana e buffa signora riprende con la telecamera mentre canta. Comunque, nonostante aver fatto la doccia d'acqua salata e bagnato gli zaini, giungiamo a terra sani e salvi. Lo stato del Maranhão ci ha risparmiato.
Ora ci attende Belem nel Parà con i soliti Ônibus frigorifero. Bus della compagnia Boa Esperança....
Piccola testimonianza video quando ancora si riusciva a filmare:

www.youtube.com/watch?v=uqhlgAnC6Ds&feature=youtube_gdata_player

Quarta sosta: Alcãntara

Nel caso in cui, svegliati da un lungo sonno, ci fossimo d'improvviso trovati su queste strade, mai avremmo pensato essere nel 2013!
Fondata nel XVII Secolo, Alcãntara fu la patria dei grandi proprietari terrieri portoghesi, come si intuisce dai magnifici ed imponenti edifici ormai in rovine. Alcântara é una cittá fantasma che conserva ancora un'affascinante nobiltà ed un'orgogliosa fierezza; il silenzio ha qualcosa di mistico e il tempo sembra essersi fermato. Forse l'UNESCO ha sbagliato città ;-)
Intenso allenamento di portoghese per noi!

sabato 30 novembre 2013

Viaggio per Alcântara

Decidiamo di lasciare São Luis un giorno in anticipo e di dirottare sulla cittá di Alcântara visto che un ragazzo inglese pazzo conosciuto in ostello ( pazzo perché ha iniziato un viaggio in Brasile come noi solo che lo fa nel verso opposto, da solo e in bicicletta!! ) ci ha consigliato la visita. Allettati anche dal fatto che sull'isola fanno gelato di tapioca ci sian messi gli zaini in spalle e siam partiti. Dovete sapere che la cittadina di Alcântara dista 22 km da Sao Luis solo che per arrivarci in auto ci vogliono 7 ore! Quindi la scelta ricade sul traghetto. Chi si aspetta una di quelle navi superveloci si sbaglia; sembra piuttosto un battello da pescatori del 1900. Comunque, ha un'aria solida. Partiti, la caciara é evidente c'e anche il "gelataro", tutti fanno foto, chiaccherano ma appena si raggiunge il mare aperto il Luzitania si dimostra proprio per il barcone del '900 che è..e gli effetti son questi:

https://www.youtube.com/watch?v=TbmmIQiJBFQ&feature=youtube_gdata_player

Sound of Brasil

<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Lkzyqo5WFhA&feature=youtube_gdata_player">CAPOEIRA</a>

giovedì 28 novembre 2013

Terceira sosta: Sao Luis

Credo non torneró piú quí, in questa cittá assolutamente incredibile, fuori da ogni schema sociale mai visto prima. É forse la cittá piú assurda e pazza e unica che io abbia mai visto e che avrei mai potuto immaginare. Partiamo col dire che l'Unesco l'ha insignita del titolo di patrimonio mondiale dell'umanitá. Quí i portoghesi costruirono e qui gli abitanti ancora vivono negli stessi edifici,non é cambiato nulla. Qualcuno é completamente ristrutturato e qualcuno é fatiscente, la puzza nelle strade é invadente, la frenesia degli abitanti rasenta quella delle metropoli indiane, quello che potrebbe essere questa cittá peró é onnipresente. Potrebbe ma non é. Ma la cosa che piú vi stupirebbe é quanto la gente che popola  le notti della vecchia cittá sia assolutamente fuori dal comune, nessuna parola in nessuna lingua puó descrivere lontanamente ció che di triste, pazzo, irriverente, malsano e divertente succede quí di notte. Prendete la miglior compagnia di giullari al mondo e non riuscirebbe nell'impresa. Quindi se passate da São Luis do Maranhao fermatevi una notte sola, non abbiate paura, scendete in strada, unitevi alla gente di quí e quando lascerete questa cittá il giorno seguente niente vi sembrerá piú come prima. In sostanza é la cittá piú brutta e pazza che potete immaginare. Ed é la porta per Lençois Maranhenses (uno dei paradisi in terra) e per Alcantara nostra prossima destinazione.
A seguire nelle foto si vede ció che é e ció che potrebbe essere, ma sappiate che quí la fotografia non é il metodo giusto per catturare lo spirito della cittá.

domenica 24 novembre 2013

Curiositá di seconda mano

<a href="https://www.youtube.com/watch?v=BGXb9cCb2R8&feature=youtube_gdata_player">VIDEO SABBIE MOBILI</a>

sabato 23 novembre 2013

Boa sorte

Si riparte, lasciamo la piccola polverosa e utopica Jeri per rimettere piede nel Brasile vero, fatto di terra dura e cemento: direzione Sao Luis. Dalla cartina sembrerebbe un giochetto da ragazzi ma quá di semplice non c'e niente. Jeri-Jijoca 1 ora nel deserto a sballonzolare di quá e di là come all'andata, a Jijoca attesa di 4 ore per l'onibus diretto a Camocin, viaggio di 2 ore e a Camocin attesa di 3 ore (perche bus in ritardo). Camocin-Parnaiba altre 2 ore e mezza. E fino a quá viaggio piacevole a contatto con la vita autoctona se non fosse che a Parnaiba abbiamo passato la peggior notte di tutte: la pousada prescelta si trova a 80 metri dalla stazione dei pullman (niente taxi, niente autobus, niente camminata!) e la doppia con bagno in comune costa 35 R$ (6€ a testa!!), figata! Arrivati la prenotazione non c'è (booking!!!!) ma, dopo una lunga conversazione in Esperanto la stanza ce la danno lostesso...e che stanza!no finestre, no arredamento se non "materasso" su blocco di cemento e frigo bar marcio, rotto e non funzionante, tegole a vista con sacchi di nylon svolazzanti a coprire i buchi e optional delle formiche rosse grosse come un pollice a far da guardia alle pareti. Per finire lenzuale in plastica palesamente lerce. Grazie Liana per il saccoapelo! Durante i primi 20 minuti di permanenza poi si è capito che la zona era a dir poco malfamata. Colpi in lontananza (che a noi piace pensare fossero petardi), urla di ubriachi molesti, auto che sembravano discoteche, tv di non si sa chi a palla, vociari vari e per di più la nostra porta presentava evidenti segni di scasso. Buonanotte Anna.
Fortunatamente la sveglia suona alle 5 per farci risalire sul Parnaiba-Sao Luis, con grande amarezza lasciamo questo posto che tante emozioni ci ha dato. Ci aspettano le ultime 10 ore di viaggio su di un pullman modernissimo dove anche il condizionatore funziona a dovere (pantaloni lunghi, felpa, sciarpa e avere freddo..), ed eccoci a Sao Luis.
P.S. niente foto perché non c'era niente de fotografare..

Gli occhi.

Spesso quando sono lontan mi capita di pensare:"cosa staranno guardando i loro occhi ora?", gli occhi delle persone a cui voglio bene,gli occhi che vorrei potessero vedere quello che ora guardano i miei. Io oggi guardo questo. Questo posto splendido, che mi sembra di non poter meritare perché mi pare che la sua bellezza venga deturpata dal turista. E io cosa sono se non una turista!? Ma comunque mi godo i piedi sporchi e ruvidi di queste persone, i loro occhi neri, i loro sorrisi eterni e i loro capelli tra il vento; questo vento che tutto fa e tutto distrugge.
Quello che i miei occhi vedono ve lo regalo.

Galeotto fu il windsurf..

Come si diceva vento vento vento,questo é un post per surfisti. Jeri si presenta con fondale basso,niente scogli,niente pericoli apparenti. Vele usate 4.3 e 5.2 con un 90 litri anche se il primo giorno ci sarebbe stato un 80 litri e una 4.0. Oggi bella giornata con dei bei set di onde da 1 metro e mezzo a 2 che ogni tanto entravano nella baia, mi son divertito un sacco. Ringrazio mister Siggi per avermi prestato le vele e Morabio del Bob surfcenter per avermi prestato la tavola. Per chi pratica freestyle o Kite o non é molto esperto consiglio la miriade di laghi d'acqua dolce qui intorno,meno vento acqua liscia e caldissima. Ringrazio la fotografa Anna per averci provato ma i mezzi e il vento forte e le tempistiche sbagliate hanno reso il lavoro complicato.

mercoledì 20 novembre 2013

"Se esiste un paradiso, non dev'essere lontano da qui" cit. A. Vespucci

Chi l'avrebbe mai detto che esiste un desrto in Brasile e sopratutto che questo deserto è innervato di laghi d'acqua dolce?! Noi oggi siamo stati in uno di questi, Lagoa Paraiso...lasciamo commentare all'immaginazione di ognuno di voi..buon viaggio.
Ahh..sapete quanto abbiamo pagato per quella postazione VIP..nada!!! E allora siamo proprio in paradiso.

lunedì 18 novembre 2013

Secondeira sosta: Jericoacoara

17 novembre 2013, ore 7.30
Inizia l'avventura, di nuovo sveglia presto per riuscire a prendere il Bus che parte da Beira mar, quindi dall'altra parte della città. Backpackers pronti, attenti e gia il sole alle 7.30, non si sa come, è gia alto nel cielo come a mezzo giorno. Nel tragitto dobbiamo cercare un bancomat perché dove andremmo non c'è! Cavolo, l'unico che troviamo non funziona, vabbè..Anna, ce ne sarà uno a Jijoca (località in cui faremo scalo).
Il Bus è moderno, con poltrone king size molto più comode di quelle dell'aereo ma anche qui l'aria condizionata non manca!
Le strade che percoriamo son delle normali strade invase ogni tanto da qualche animale domestico che attraversano sterminate distese di palme con qualche piccola pozza d'acqua e ogni tanto degli aglomerati di case per lo più semplici e da finire. Dopo 5 ore (eppure sulla mappa è così vicino) arriviamo a Jijoca dove cambiamo mezzo. Dall'ultramoderno all'ultra scassato mercedes pronto a tutto, un camion da deserto 4x4 con ridotte e autobloccanti (una bestia) attrezzato per il trasporto persone, bagagli sul tetto, niente finestrini e si parte. 40 kilometri nel parco nazionale di Jijoca de Jericoacoara ovvero sabbia, tanta sabbia con qualche arbusto, qualche asino e nient'altro. Ed ecco, Jeri! Qua le strade sono in sabbia ci sono piante di Caju ovunque e un sacco di surfisti, kiters e pazzi che girano in quad, in moto, e dune boogy ai 100 all'ora, ma sopratutto vento, vento, vento..:-)
Bene, questa sarà la nostra settimana da divi di Hollywood...vogliamo proprio fare invidia al cul del Berlu.